— Abbiamo fame! Siamo arrivati da un lungo viaggio! Siamo appena usciti dalla sauna! — continuò Alina, quasi tremando per l’indignazione.
Sollevai con calma la brocca d’acqua e mi versai un bicchiere.
— Beh… acqua ne avete. Bretzel ne avete. È tutto molto dietetico; dopo la sauna è persino consigliato.
Per alcuni secondi calò un silenzio assoluto.
Poi scoppiò il caos.
— Irina, ci stai davvero prendendo in giro! — disse Doina, con il viso ancora rosso per il vapore, ma ora anche per la rabbia. — È un insulto!
— Un insulto? — chiesi tranquillamente. — Interessante. Io pensavo che fosse un insulto quando venivate ogni fine settimana, mangiavate tutto quello che trovavate e ve ne andavate lasciando dietro di voi un disastro.
— Noi siamo la famiglia! — sbottò Lucía.
— Esatto, — annuii. — E la famiglia si aiuta. Non si limita solo a consumare.
Diego guardava prima me, poi i bretzel nella ciotola, come se stesse cercando di calcolare se sarebbe riuscito a sopravvivere con quelli.
— Irina, sul serio… — disse lui con tono più conciliante. — Non potresti almeno tirare fuori qualcosa dal frigorifero?
Sorrisi.
— Certo che posso.
Tutti si illuminarono immediatamente.
Andai al frigorifero, lo aprii, guardai dentro per qualche secondo… e poi lo richiusi.
— No, — dissi. — Ho deciso che non posso.
Alina emise un suono strozzato.
— Sei incredibile!
— No, — risposi con calma. — Sono solo stanca.
Doina si sedette su una sedia, furiosa.
— È colpa tua, Irina! Hai messo strane idee in testa a Radu!
— Mamma, — disse allora Radu, che era appena entrato in cucina e si appoggiava allo stipite della porta, — l’idea era buona.
Tutti si voltarono verso di lui.
— Come sarebbe buona?! — esplose Alina.
Radu alzò le spalle.
— Semplice. Noi cuciniamo, noi puliamo, noi paghiamo la legna, la corrente, tutto. Voi venite, vi rilassate, mangiate e ve ne andate. Non è proprio equo.
Diego sospirò.
— Ma è famiglia…
— Esatto, — disse Radu. — E la famiglia non dovrebbe approfittarsene.
Doina lo guardò come se avesse appena tradito un’alleanza storica.
— Non ti ho cresciuto per questo.
— Mamma, — rispose lui con calma, — mi hai cresciuto per essere giusto.
In cucina tornò il silenzio.
Cristina alla fine prese un bretzel e gli diede un morso.
— È molto duro, — disse dopo qualche secondo.
— È perché è autentico, — spiegai. — Prodotto tradizionale.
Alina quasi scoppiò a piangere.
— Non posso credere che siamo qui a mangiare bretzel secchi dopo la sauna!
— Non siete obbligati, — dissi tranquillamente. — Potete sempre andare al ristorante. In città ce ne sono alcuni molto buoni.
Diego guardò l’orologio.
— Se partiamo adesso, troviamo ancora la cucina aperta alla pizzeria sulla strada.
Per un attimo sembrò tentato.
Ma Doina si alzò bruscamente.
— No! Noi non andiamo da nessuna parte! Questa è la casa della famiglia!
Sorrisi leggermente.
— La nostra casa.
Rimase immobile per alcuni secondi.
Poi guardò il tavolo.

Poi i bretzel.
Poi me.
— Quindi questa sarebbe… la tua vendetta?
— No, — dissi con calma. — Questa è la nuova regola.
Alina si chinò verso Diego.
— Te lo dico sinceramente: io ho davvero fame.
Diego sospirò di nuovo.
— Anch’io.
Cristina aveva già preso un altro bretzel.
Dopo qualche minuto, la fame iniziò a vincere sull’orgoglio.
Brontolando, Alina ne prese uno anche lei.
— Sono orribili, — disse dopo il primo morso.
— Però li stai mangiando, — osservai.
Radu cercava di non ridere.
Doina rimase l’ultima.
Stava in piedi, guardando la scena con un’espressione di profonda indignazione.
Poi il suo stomaco fece un rumore piuttosto sonoro.
Tutti lo sentirono.
Per la prima volta quel pomeriggio, Diego scoppiò a ridere.
— Mamma… credo che dovresti provarne uno anche tu.
Doina lo guardò furiosa.
Ma dopo qualche secondo prese anche lei un bretzel.
Lo spezzò con un forte crack.
— La prossima volta, — disse mordendolo, — porto io la carne.
Alzai le sopracciglia.
— E il carbone, — aggiunse Diego.
— E le insalate, — mormorò Alina.
Cristina alzò la mano.
— Io porto il dessert.
Radu si avvicinò a me e mi sussurrò:
— Credo che tu abbia appena inventato il sistema di gestione familiare più efficiente.
Sorrisi e mi versai un altro bicchiere d’acqua.
Quella sera, per la prima volta dopo tanto tempo, il nostro tavolo non sembrò più come dopo un’invasione.
E i bretzel… erano spariti tutti.







